logos de Denominazione di origine protetta
e Indicazione geográfica de protetetta de Italia

 

L'Asiago è un formaggio italiano a Denominazione d’Origine Protetta prodotto in due sapori diversi: fresco e stagionato. Due sapori che non si distinguono semplicemente dal periodo di stagionatura, ma da due differenti lavorazioni. L’Asiago fresco, delicato e dolce come il latte appena munto, è prodotto con latte intero.
Nel dialetto bergamasco significa formaggio di monte. "Mut" e' sinonimo di alpeggio, con riferimento al monte che ospita, nei suoi pascoli piu' alti (da circa 1200 sino a 2300 metri di quota), le mandrie bovine provenienti dal fondo valle o dalla pianura. La permanenza in quota del bestiame (monticazione) varia da un minimo di 60 a un massimo di 100 giorni o poco piu', generalmente compresi tra la seconda decade di giugno e la meta' di settembre.
Area di produzione - Campania, Molise, Puglia, Calabria, Basilicata, Lazio. Forma - tipicamente a pera. Il sapore è dolce e burroso quando è di media stagionatura, piccante quando è di stagionatura avanzata. Crosta - è dura, liscia, sottile e lucida di colore bianco avorio ricoperta da muffe. Pasta - è cruda e filata. Se stagionato a lungo friabile, scagliosa di un colore bianco o giallo oro, omogenea e compatta o con lievissima occhiatura. Metodo di produzione - il latte pastorizzato viene portato a 35°C con aggiunta del caglio di vitello. Dopo la coagulazione viene rotta la cagliata. La pasta viene lasciata maturare sotto siero caldo per diverse ore, per poi farla spurgare sul tavolo di sgrondo. La pasta viene lasciata maturare per 3-4 giorni tagliata a pezzi. La filatura avverrà successivamente in acqua a 80-85 gradi. La salatura si effettua in salamoia da due a 12 ore, a seconda del peso. Matura in un mese in ambiente aerato e fresco, dove le forme vengono appese a coppia a cavallo di un bastone orizzontale. La stagionatura si protrae dai 3 mesi fino ad un anno in cantina a temperatura costante.
Il Canestrato Pugliese - riconosciuto D.O.C nel 1985 e D.O.P. nel 1996 - è un formaggio a pasta dura cruda, ottenuto da latte intero di pecora di razza gentile di Puglia, le cui origini si collegano alla razza merinos. La zona di produzione è limitata al territorio della provincia di Foggia e a 16 comuni della provincia di Bari. Il suo nome deriva dai canestri di giunco, dentro i quali il prodotto esegue il processo di stagionatura.
Molti anni fa gli allevatori del Montefeltro progettarono di riprendere e portare su una dimensione più ampia l’antica preparazione della “Casciotta di Urbino”.
La Fontina è un formaggio DOP
Il formaggio Bitto ha origini remote nel tempo e radicate nel comprensorio alpino delle Valli del Bitto di Albaredo e Gerola, nel cuore del Parco delle Orobie Valtellinesi. Il Bitto è stato riconosciuto dall’Unione Europea con il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta). E' un formaggio d’alpe grasso a pasta semicotta, di media durezza e media stagionatura. Maturo si presenta in forme cilindriche regolari con diametro di 40-50 cm, altezza di 9-12 cm e un peso variabile dai 9 ai 20 kg.
Solo due regioni italiane, per legge e tradizione, prevedono la produzione del formaggio Gorgonzola e solamente queste province: Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Verbania e il territorio di Casale Monferrato per il Piemonte e Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese per la Lombardia.
 Dai pascoli della Lessinia, il formaggio Monte Veronese viene prodotto in tre diverse tipologie. Gli ingredienti principali di questi formaggi sono innanzitutto l’ottimo latte prodotto da aziende agricole ubicate nei territori della comunità montana, a cui si aggingono rispetto della tradizione, passione, esperienza e ambienti igienicamente controllati.
Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Montasio è stato costituito il 20 novembre 1984 con lo scopo di difendere e tutelare la produzione e il commercio del formaggio Montasio, l'uso della sua denominazione, di salvaguardarne la tipicità e le peculiari caratteristiche.
Il Grana Padano deve le sue specifiche caratteristiche organolettiche anche al latte con il quale è prodotto, a sua volta legato agli alimenti somministrati ai bovini.
La  Mozzarella di Bufala campana d.o.p. è un formaggio da tavola di pasta filata molle derivato da  latte intero di bufala; il disciplinare contenuto nel DPR 28/9/1979 prevede,  per la produzione della Mozzarella di bufala, l'utilizzo esclusivo di latte di bufala.
Il Murazzano DOP è un formaggio grasso a pasta fresca prodotto utilizzando latte ovino, in purezza oppure in percentuale non inferiore al 60%. Il latte ovino proviene principalmente dalla razza autoctona Pecora delle Langhe, che dopo aver rischiato di scomparire, ha avuto una significativa ripresa grazie alla produzione del Murazzano, anche se rimane ancora oggi classificata a rischio di estinzione.
La qualità è il punto di forza del Parmigiano-Reggiano e proprio per questo ogni "forma" è caratterizzata da una serie di contrassegni e marchi di garanzia a cui è bene porre attenzione prima dell'acquisto. Innanzitutto la scritta a puntini incisa in modo indelebile su tutta la circonferenza della forma è posta a garanzia dell'originarietà e identificazione sicura del prodotto; questa marchiatura è visibile anche se si acquista un piccolo pezzo (punta) di formaggio. Su ogni forma che risponda ai requisiti di qualità richiesti viene impresso a fuoco un marchio ovale con la scritta "Parmigiano Reggiano Consorzio Tutela" . Su ogni forma inoltre, in appositi riquadri sotto il marchio ovale, sono impressi in modo indelebile anno e mese di produzione: il Parmigiano-Reggiano è quindi un formaggio millesimato che dichiara il suo periodo di invecchiamento. Al di sopra del marchio ovale si trova il numero di matricola che consente, con l'ausilio di un prontuario predisposto dal  Consorzio del Parmigiano-Reggiano  , di identificare il caseificio produttore.
Dal 1951 il Pecorino Romano è riconosciuto internazionalmente come una Denominazione di Origine Tutelata e nel 1996 ha ricevuto il riconoscimento europeo di Denominazione di Origine Protetta.
Il Provolone Valpadana deriva dalla famiglia dei formaggi a pasta filata, che sono caratterizzati dalla tecnica di "filatura" della cagliata, ed hanno origini antiche.
Essendo caratteristica propria del formaggio a D.O. " RASCHERA" la possibilità di essere fabbricato sia nella forma "rotonda", ovvero cilindrica, di peso pari a circa 5-8 kg, con uno scalzo di 7-9 cm. ed un diametro di 35-40 cm. e/o nella forma "quadrata", ovvero di parallelepipedo, di peso pari a circa 7-10 kg, con uno scalzo di 12-15 cm. ed un lato di 40 cm., è ovvio che anche la lavorazione subirà, dopo un inizio perfettamente uguale, una diversificazione per ottenere il prodotto nella forma desiderata finale.
l Taleggio è un formaggio di origini antichissime, forse anteriori al X secolo. Documenti risalenti al 1200 fanno riferimento ai commerci e agli scambi di cui era oggetto il Taleggio, insieme ad altri formaggi. La zona d'origine è la Val Taleggio, da cui deriva il nome del formaggio, in provincia di Bergamo. I valligiani avendo l'esigenza di conservare il latte eccedente il consumo diretto, iniziarono a produrre del formaggio che, una volta stagionato in "grotte" o casere di vallata, poteva essere scambiato con altri prodotti o commercializzato.
La Regione Piemonte - Assessorato Agricoltura ha avviato nel 1995 un progetto interdisciplinare di ricerca sulla Toma piemontese. L'obbiettivo principale consiste nella valutazione della realtà produttiva di questo formaggio e nella messa a punto di strumenti scientifici in grado di caratterizzare, e quindi di rendere distiguibili, le diverse tipologie di Toma.
Nella Summa lacticiniorum di Pantaleone da Confienza, possiamo leggere un’ampia nota scritta il 9 luglio 1447 dedicata ai formaggi della Valle d’Aosta nella quale si accenna a un tipo di formaggio di dimensioni medie, con crosta spessa, pasta compatta e densa. Nel 1600 troviamo poi diverse citazioni a proposito di un non meglio specificato fromage commun o fromage ordinaire, mentre la più diffusa Fontina veniva chiamata Gruière.
Le prime citazioni scritte di questo formaggio (Valle d'Aosta Fromadzo o Vallée d'Aoste Fromadzo) risalgono a metà del XV secolo. In vari documenti del XVII viene menzionato un non meglio specificato fromage commun o fromage ordinaire, mentre la più diffusa Fontina veniva chiamata Gruière.
Le origini di questo formaggio risalgono al XVI secolo. L'alimentazione delle bovine da cui deriva il latte deve essere costituita prevalentemente da essenze spontanee ed erbai, eventualmente affienati, dell'area di produzione.
Area di produzione - la Toscana e i comuni di  Allerona e Castiglione del Lago in Umbria, Acquapendente, Onano, San Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro, Valentano, Farnese, Ischia di Castro, Montefiascone, Bolsena, Capodimonte nel Lazio. Forma - cilindrica. Il sapore è dolce con delle venature leggermente piccanti. Pasta - cotta, si presenta tenera, semi dura, consistente (mantecata), di colore tra il bianco e il paglierino. Appare compatta e tenace al taglio con una minuta occhiatura non regolarmente distribuita. Metodo di produzione - il latte intero di pecora precedentemente pastorizzato, con aggiunta di fermenti lattici, viene portato a 35-38 gradi. Dopo la coagulazione, avvenuta con caglio di vitello, la cagliata viene rotta e viene allontanato il siero. La cagliata viene quindi posta in apposite forme per un ulteriore spurgo effettuato per stufatura in cassoni o in camere calde per una durata dai 30 minuti alle 3 ore. La salatura avviene per bagno in salamoia, per 8-36 ore. Matura in 20-40 giorni in ambiente controllato, dove le forme vengono girate e lavate. La stagionatura dura dai 40 ai 180 giorni. Le forme vengono trattate con oli, morchi, cenere o altri prodotti e girate periodicamente.
L'Asparago era già conosciuto nell'antichità dagli Egizi, Greci e Romani e dal latino "asparagus" deriva il termine. Detto anche asparagio o sparagio, è una pianta erbacea perenne della famiglia Gigliacee Asparagoidee, specie Asparagus Officinalis, spontaneo e coltivato, che vive nell'Europa centrale e meridionale della quale sono utilizzati, bolliti, i giovani germogli (turioni). la zona di produzione è limitata ai comuni di Cimadolmo, San Polo di Piave, Ormelle, Oderzo, Fontanelle, Ponte di Piave, Maserada, Breda di Piave, Santa Lucia di Piave, Mareno di Piave e Vazzola.
L'asparago raccolto nei territori del Consorzio ha una lontana e consolidata tradizione: nel 1923 alcuni agricoltori altedesi andarono in Francia, a Nantes, e tornarono con precise nozioni tecniche sull'asparago.
Il “Carciofo di Paestum” IGP, noto anche come “Tondo di Paestum”, dal nome dell’ecotipo locale da cui deriva, è ascrivibile al gruppo genetico dei carciofi di tipo “Romanesco”. L’aspetto rotondeggiante dei suoi capolini, la loro elevata compattezza, l’assenza di spine nelle brattee sono le principali caratteristiche qualitative e peculiari del “Carciofo di Paestum”, che ne hanno consacrato anche la sua fama tra i consumatori. Anche il carattere di precocità di maturazione può essere considerato un elemento di positività conferitogli dall’ambiente di coltivazione, la Piana del Sele, che consente al “Carciofo di Paestum” di essere presente sul mercato prima di ogni altro carciofo di tipo Romanesco.
I primi riferimenti alla coltura del castagno nella provincia di Cuneo risalgono alla fine del XII secolo e l’inizio del XIII. A partire dal XIV secolo i documenti si fanno sempre più precisi e numerosi sono i riferimenti negli statuti comunali di castagneti tutelati. Negli anni 1320-1321, i castellani del regno sabaudo annotavano se il prodotto dei castagneti era buono, specificando la qualità dei frutti. Intorno al 1750, alcuni documenti forniscono dati e notizie circa la consistenza delle superfici di castagno e della produzione di castagne.
L’IGP “Castagna del Monte Amiata è riservata ai frutti di castagna, allo stato fresco o conservati, prodotti nella zona delimitata, riferibili alla specie botanica Castanea Sativa Mill. e viene ottenuta esclusivamente dalle seguenti varietà: Cecio, Marrone e Bastarda Rossa.
E’ un ibrido fra l’arancio amaro e il mandarino comune, è l’agrume più redditizio per la precocità e per la bontà del frutto. Il clementine «comune» e gli altri cloni apireni hanno una bassa esigenza di calore per cui si adattano meglio alle aree collinari costiere.
Il Marrone del Mugello IGP viene coltivato in un'area geografica ben determinata seguendo delle precise regole stabilite nel disciplinare di produzione. Presso la Comunità Montana Alto Mugello Val di Sieve è depositato l'albo delle ditte che possono produrre IGP. Il prodotto è immesso al consumo dal 5 ottobre come prodotto fresco, fresco curato, secco con guscio, secco sgusciato e farina
Nei boschi situati lungo la dorsale appenninica e ricadenti nei Comuni di Albareto, Borgo Val di Taro e Pontremoli, la raccolta dei funghi è una consuetudine che si tramanda da molti secoli. Sono proprio queste zone infatti che, a partire dal 1934, sono indicate nelle raccolte di usi e consuetudini vigenti in provincia di Parma (edite dalla locale Camera di Commercio Industria e Agricoltura), come aree ove si produce il "Fungo di Borgotaro".
Assieme agli Zolfini rappresentano il "caviale" dei legumi.
Il Limone Costa d'Amalfi (IGP), noto anche come Sfusato Amalfitano, è il nome di un prodotto ortofrutticolo italiano
La zona di produzione e trasformazione del "Marrone di San Zeno" è situata fra i 250 e i 900 metri sul livello del mare, appartenente al territorio del Monte Baldo, che è compreso tra il Lago di Garda e la valle del Fiume Adige. Comprende parti dei comuni di Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna, tutti compresi nella zona omogenea della Comunità Montana del Monte Baldo dove il castagno era coltivato giànel medioevo. Il "Marrone di San Zeno" va commercializzato, allo stato fresco, in sacchetti di materiale per alimenti, in confezioni da 0,3 Kg, 0,5 Kg, 1 Kg, 2 Kg, 3 Kg, 4 Kg, 5 Kg, 10 Kg; le confezioni di dimensioni più ampie (25 Kg e 50 Kg) dovranno essere commercializzate in sacchi di juta o altro materiale idoneo. Tutte le confezioni vanno sigillate in modo da impedire l'estrazione dei frutti senza la rottura del sigillo e devono essere provviste di un'etichetta con il logo. Nel logo - precisa la Coldiretti - sono rappresentati due cerchi contenenti, l'uno San Zeno benedicente e, l'altro, due ricci stilizzati, accavallati e deiscenti con il marrone che esce. Esso include, nel cerchio di sinistra in basso, la scritta "San Zeno", e nel cerchio di destra la scritta "Marrone" in alto e "di San Zeno" in basso. La scritta DOP viene collocata in una fascia araldica, fra i due cerchi e alla loro base.
L’indicazione geografica protetta “Limone di Sorrento” è riferita ai frutti della cultivar di limone “Massese”, conosciuta in letteratura anche come “Limone di Massa” e “Ovale di Sorrento”, prodotti esclusivamente nell’area della penisola sorrentina.
La zona di produzione del "Pomodoro di Pachino" comprende l'intero territorio comunale di Pachino e Portopalo di Capo Passero e parte dei territori comunali di Noto (SR) ed Ispica (RG), ricadenti nella parte sud orientale della Sicilia.
I fagioli erano conosciuti e coltivati fin dall’antichità: vasi contenenti questo famoso legume sono stati trovati in Perù nelle tombe del periodo pre-Inca, mentre altri documenti testimoniano che gli Egizi li offrivano alle loro divinità. Nel territorio bellunese questi legumi arrivarono verso il 1530, grazie al frate bellunese Pietro Valeriano (nome accademico di Giovan Pietro Dalle Fosse), funzionario del Papa Clemente VII, che da lui ebbe in dono una certa quantità di fagioli provenienti dalla Corte di Spagna. In realtà l'introduzione non fu facile nè rapida, soprattutto per via delle credenze legate alla scarsa digeribilità dei legumi secchi: il fagiolo riuscì ad imporsi in queste vallate soprattutto perché consentiva la consociazione con altre colture, permettendo agli agricoltori di ricavare dallo stesso appezzamento un maggior volume di prodotto. Nei secoli le vicende dei fagioli bellunesi conobbero alterne fortune.  Nel 1700, per esempio, un saggio sull’agricoltura del Distretto di Feltre fa riferimento ad una qualità di fagioli molto ricercata e nello stesso periodo altri studiosi riconoscevano che i fagioli feltrini erano i migliori della provincia.
La produzione del Fagiolo di Sarconi è affidata a numerose aziende tra le quali prevalgono quelle di piccole dimensioni ed a conduzione familiare, con coltivazioni quasi totalmente costituite da cultivar commerciali. Queste ultime varietà, pur essendo meno dotate qualitativamente dei prodotti locali, sono certamente più produttive con il rischio, nel tempo, che gli ecotipi locali vengano ad essere da questi sostituiti.
L'area di produzione originaria del Peperone di Senise presenta caratteristiche pedoclimatiche particolarmente adatte alle esigenze colturali del peperone ed è, quindi, da tempo immemorabile vocata alla produzione di questi ortaggi. I Peperoni di Senise si differenziano marcatamente dai prodotti della stessa specie per le particolari condizioni del terreno e dell'ambiente della zona di produzione, che dona loro caratteristiche di pregio e di qualità. Il Peperone di Senise, che ha proprietà importanti quali stimolare la digestione e la secrezione ghiandolare, può essere consumato fresco o assieme ad alcuni formaggi locali e ai tipici salumi affumicati.
Il pomodoro San Marzano è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche, che vengono esaltate dalla trasformazione in “pelato”. La presenza di una serie di fattori concomitanti quali: il clima mediterraneo e il suolo estremamente fertile e di ottima struttura, l’abilità e l’esperienza acquisita dagli agricoltori dell’area di produzione nel corso dei decenni, ha contribuito al suo successo nel mondo, coronato, nel 1996, dal riconoscimento dell’Unione Europea come D.O.P.
Passata la grande calura estiva, nei campi, le verdi foglie del radicchio vengono dolcemente raggruppate e legate per permettere che il cuore, al "al buio", sviluppi nuove foglie che, a partire dal mese di settembre, si mostreranno di colore rosso intenso. Toilettato, lavato, il Radicchio rosso di Treviso precoce si presenta di buona croccantezza, moderatamente amaro, adatto a molteplici usi, sia cotto che crudo.
A novembre, dopo che la campagna abbia "subito" almeno due brinate, è il tempo di raccogliere il Radicchio rosso di Treviso tardivo. Il padre di tutti i radicchi del Veneto non è però ancora pronto per raggiungere le tavole dei suoi innumerevoli estimatori. Sarà l'acqua di risorgiva e la mano esperta dei produttori a consentirgli di esprimere, nel giro di alcune settimane, tutta la sua bellezza, la sua croccantezza, il suo gusto inconfondibile, la gioia dei palati più raffinati.
La coltivazione del riso nel territorio veronese ha una tradizione antica, conservata e valorizzata dalla passione e dalla competenza di alcuni pilatori della nuova generazione che amano profondamente la loro terra. Già nel '600 lo sgusciamento del riso si otteneva con pestelli di legno dalle punte metalliche arrotondate, che battevano lentamente i grani di risone in mortai di marmo a più coni, grazie alla destrezza del pilatore. La “Strada del Riso” si articola in un itinerario che si snoda tra strade di campagna costeggiate da risaie e paesi ricchi di storia e tradizioni e comprende i comuni di: Bovolone, Buttapietra, Casaleone, Cerea, Concamarise, Erbè, Gazzo Veronese, Isola della Scala, Isola Rizza, Mozzecane, Nogara, Nogarole Rocca, Oppeano, Ronco all'Adige, Roverchiara, Salizzole, Sanguinetto, S Pietro di Morubio, Sorgà, Trevenzuolo, Vigasio.
Sulle confezioni di Scalogno di Romagna Igp
La coltura dell’olivo nella provincia di Viterbo deve la sua importanza alla diffusione capillare, sia in termini territoriali che aziendali, ma soprattutto al suo radicamento socio-culturale che vede nascere la coltivazione delle olive nella Tuscia dal tempo degli Etruschi. Tutto ciò ha permesso all’intero territorio provinciale, di per sé già favorito da madre natura per caratteristiche geologiche e climatiche, di essere considerato tra le realtà italiane di maggiore pregio per la produzione dell’olio extravergine di oliva. Caratteristiche uniche che hanno portato nel 1998 al prestigioso riconoscimento di Olio extravergine di oliva di Canino DOP (Denominazione di Origine Protetta), a cui si è aggiunto nel 2006 l’Olio extravergine di oliva Tuscia DOP.
Il Frantoio Gentili, affermato nella produzione di olio extra vergine di qualità da tre generazioni, estrae da olive coltivate nella zona D.O.P. “canino” un olio di alta qualità dalle caratteristiche particolari, esaltando, tramite l’estrazione totalmente naturale con macchinari di ultima generazione per percolamento o gocciolamento, tutte le caratteristiche del frutto di questa pianta antichissima e salutare. Dalle caratteristiche inconfondibili, a partire dall’intenso profumo di oliva fresca, dal colore verde intenso con riflessi dorati, da un leggero sottofondo di amaro e pizzico che ne garantiscono la bassissima acidità e la freschezza delle olive lavorate entro 24 ore dalla raccolta, per offrire a i nostri clienti un prodotto al massimo della qualità senza alterare le caratteristiche che la natura gli ha donato, sfuttandolo per rendere unica la stupenda cucina italiana invidiata ed imitata in tutto il mondo.
L'Olio Extra Vergine d'Oliva D.O.P. Aprutino Pescarese ha origine dalle varietà Dritta, Toccolana e Leccino. Per l'intero ciclo produttivo i soci devono attenersi a parametri rigorosi:
Alcuni storici fanno risalire l’origine di Cartoceto ai Cartaginesi che, scampati alla battaglia del fiume Metauro (207 a. C.), si sarebbero fermati sul posto formando i primi nuclei familiari. Cartoceto deriverebbe così da “Carchidon” o “Carthada”, nome greco di Cartagine, o dal latino “Carthaginensium coetus”, gruppo di Cartaginesi, da cui Carticetum. I territori, posti sotto la giurisdizione di Fano, costituivano una importante risorsa olearia: Cartoceto spiccava perchè primeggiava con le sue produzioni. L’olio prodotto ha rappresentato da sempre uno tra i beni più apprezzati e la Comunità si preoccupò, fin dai primi tempi, di vendere l’olio in piazza nei giorni di mercato. L’olio non serviva solo al fabbisogno del paese, ma era richiesto e apprezzato anche fuori regione. Diversi documenti attestano la notorietà, fin dal 1500, che aveva acquisito l’olio prodotto a Cartoceto.
Le olive destinate alla produzione dell'olio di oliva extravergine della denominazione di origine controllata "Cilento" devono essere prodotte, nell'ambito della provincia di Salerno, nei territori olivati idonei alla produzione di olio con le caratteristiche e livello qualitativo previsti dal presente disciplinare di produzione.
La "Collina di Brindisi" (questo il nome della DOP) protegge dallo scirocco (umido!) i nostri uliveti, mentre l'aria dell'Adriatico, sempre fresca ed asciutta li mantiene forti e sani. La terra è ferrosa e calcarea, rossa su roccia bianca e non c'è alcun ristagno d'acqua: le migliori condizioni per i secolari di "ogliarola salentina", la più dolce di tutte le varietà di olive al mondo. Ma poichè il nostro disciplinare consente di integrarla con un massimo del 30% o di altre cultivar, purchè coltivate nel medesimo territorio, ecco la miscela segreta con le giovani piante da noi aggiunte solo dieci anni fa: frantoio, pesciolina ed altre...
La DOP “MONTI IBLEI”, è il riconoscimento ufficiale delle caratteristiche di pregio dell’olio ottenuto nel comprensorio omogeneo dei Monti Iblei. La sigla DOP, denominazione di origine protetta, di fatto sta ad indicare che la qualità e le caratteristiche di pregio di questi oli derivano essenzialmente dall’ambiente geografico in cui vengono coltivate e trasformate le olive.
La denominazione di origine controllata "Terra di Bari", accompagnata dala menzione geografica "Bitonto" è riservata, all'olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti e prodotto nell'area definita, immesso al consumo in recipienti in vetro o in banda stagnata, di capacità non superiore a litri 5, che si presenta di colore verde - giallo, odore di fruttato medio, sapore fruttato con sensazione di erbe fresche e sentore leggero di amaro e piccante. La denominazione di origine controllata "Terra di Bari", accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva "Bitonto", è riservata all'olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Cima di Bitonto o Ogliarola Barese e Coratina per almeno l'80%. Possono, altresì, concorrere altre varietà, presenti negli oliveti, da sole o congiuntamente, in misura non superiore al 20%. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva Terra di Bari comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste, situati nel territorio amministrativo della provincia di Bari.
Il Consorzio per la tutela dell'Olio Extravergine di Oliva Dop Terre di Siena conta n. 430 aziende associate, di cui n. 210 assoggettate al sistema dei controlli, e quindi in grado di produrre olio DOP, suddivise nelle categorie Olivicoltori, Molitori e Imbottigliatori. Da i dati annuali sulla produzione è possibile evidenziare il crescente interesse verso la Dop: